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testRSVP – Puntata 9: Nessun addio, solo principi in Silicon Valley
RSVP – Puntata 8: Maker Faire…non chiamateci nerd, noi siamo geek!
RSVP – Puntata 7: Private beta, oggi start-up, giganti domani
Benvenuti a una nuova puntata di RSVP. Questa volta, voglio svelarvi in anteprima alcune delle più promettenti start-up dello scenario della Silicon Valley. E parlo di anteprima perchè si tratta di progetti che ancora non sono sul mercato, perchè sono in fase private beta. Per i non-nerd, private beta significa che un gruppo ristretto di utenti può provare un prodotto o un servizio prima ancora che questo venga rilasciato. Un po’ come quando qualcuno vi invita a cena e vi dice che è la prima volta che prova quella ricetta: voi fate da cavia, ma allo stesso tempo avete l’opportunità di gustarvi qualcosa di veramente nuovo.
Nella scorsa puntata di RSVP ho parlato di video pitch. RocketPitch.org è un marketplace gratuito e interattivo in cui gli aspiranti capitani d’azienda possono pubblicare il proprio video pitch e attirare risorse verso il proprio progetto imprenditoriale. Al tempo stesso, Rocketpitch è una social community per facilitare gli incontri tra imprenditori e investitori di tutti i tipi. Oltre ad essere una vetrina di video pitch in cui è possibile osservare e imparare, Rocketpitch offre uno spaccato davvero interessante dell’ecosistema imprenditoriale della Silicon Valley. È possibile registrarsi sul sito www.rocketpitch.orgper essere invitati al lancio ufficiale del sistema.
Blipboard vi permette di trovare facilmente su Internet persone che hanno i vostri stessi interessi e di incontrarvi con loro nel mondo reale. Funziona come un social game che connette agli altri utilizzando le informazioni condivise in micro blog contenenti tag significativi. Tutto verte sui tag inseriti nei propri post, che permettono di raggruppare le persone in microgruppi di interese. Blipboard può essere utilizzato durante meeting e conferenze per identificare velocemente le persone con cui si vuole entrare in contatto. Oppure, è possibile utilizzarlo per avere informazioni sui punti di interesse in una città. La private beta è disponibile sul sito http://www.blipboard.com/.
Credete che aggiungere amici su facebook o mantenervi in contatto con persone che già conoscete sia l’ultima frontiera del social networking? Beh, anche io lo pensavo. Poi, ho sentito di Sumazi. Immaginate di avere un’idea che può cambiare il mondo e di aver bisogno dell’aiuto di altre persone che possono aiutarvi a realizzarla. Non sarebbe bello conoscere qualcuno in grado di darvi una mano a far arrivare il vostro progetto lontano? Sumazi è un’applicazione che vi permette di entrare in contatto con sconosciuti che invece dovreste conoscere, ovvero, la cosiddetta persona giusta al momento giusto. A differenza di Blipboard, che è reattivo, Sumazi è proattivo, ovvero vi suggerisce automaticamente le persone con cui dovreste entrare in contatto. Potete iscrivervi su http://sumazi.com/ per provare la private beta.
Proseguendo sul tema dei social network alternativi, uno dei maggiori trend, e quindi una delle tendenze anche più logorate, è quella dei gruppi tra persone che condividono uno stesso spazio fisico. Proprio per questo, esiste la definizione di YALBSN: Yet Another Location-Based Social Network. Sicuramente Mobubble non è un altro YALBSN, nonostante le premesse le abbia tutte. L’aspetto innovativo di Mobubble è che ha uno scopo preciso, che è quello della vendita di beni. In pratica, più che essere un social network, Mobubble è un marketplace che permette di acquistare prodotti o servizi che si trovano nei paraggi. Quindi, può essere un modo innovativo per riscoprire lo shopping in città: basta paseggiare in un quartiere e subito mobubble ti suggerisce che il negozio di scarpe dietro l’angolo ha uno sconto del 50%, o che sull’isolato che hai appena lasciato c’è una pizzeria che offre il 3×2. Ovviamente, il servizio è ancora in private beta, perciò prima di dovrete registrarvi su www.mobubble.com.
La morale di questo piccolo showcase è racchiuso nella filosofia imprenditoriale della Silicon Valley, che si ritrova anche nelle strategie di Google. Ovvero: non ha senso aspettare vent’anni per realizzare il servizio migliore del mondo. È molto meglio partire con un’idea, anche embrionale, e migliorarla man mano che gli utenti mostrano il loro interesse. Se funziona, bene. Altrimenti, è meglio abbandonarla e passare al prossimo progetto. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia (e non solo). RSVP.
RSVP – Puntata 6: Sfida al primo pitch in Silicon Valley style
L’incontro
Svestiti di quel che c’è d’inutile, del tutto impercettibile,
lascia che ti scivoli, che rotoli,
su un colle soffice lascia che si accumuli,
tra le tue foglie morbide.
Accarezzo il tocco debole di una tua lucida immagine
oltre il vetro dell’incontro,
opaco come il tempo che l’ha reso ruvido,
fino a crederlo invisibile.
Nel gran tumulto d’anime è istante elettrico
tra mare profondo e profondo cielo
questo immondo ariete vola angelico
a spaccar l’ali che c’incatenano al paradiso
insieme al sogno che c’ha promesso il volo.
Poi viene il vento a spegnerti, con tanto incenso al seguito,
fuori dal sogno non esiste gemito
ma tra scintilla e grandine solo parete, altissima:
l’ennesima facciata scolpita nel cristallo
per isolare il nucleo.
RSVP – Puntata 5: Co-working, che si lavori insieme oppure no
Nella prima puntata di RSVP ho parlato di eventi di networking. Invece, oggi ne descriverò un tipo particolare, ovvero, gli eventi di co-working, come ad esempio l’health 2.0 code-a-thon di cui ho accennato tempo fa: una maratona in cui decine di sviluppatori si riuniscono per discutere e per collaborare. Il co-working, che letteralmente significa “lavorare insieme”, qui è una cosa seria. Se vi è capitato di chiudervi in casa o in ufficio per studiare o per portare avanti il vostro lavoro, sapete di cosa parlo, visto che avrete passato la maggior parte del tempo a navigare su facebook o ad alzarvi ogni cinque minuti con una scusa diversa.
Il co-working nasce attorno all’idea di lavorare insieme e dentro uno spazio da condividere. In pratica, ci si riunisce in un posto munito di tavoli e prese di corrente e si inzia a darsi da fare con computer e altro. Co-working significa lavorare nello stesso posto: ma non bisogna necessariamente lavorare sulla stessa idea. Ad esempio, è possibile costituire gruppi di lavoro. In alternativa, si può lavorare da soli sul proprio progetto. Per quanto l’aria che si respira sia inequivocabilmente nerd, generalmente ci si trova a conoscere persone davvero in gamba e propositive. E perciò si può anche spendere l’intera giornata in conversazioni. Oppure, come ho detto, ci si può immergere nel lavoro. In tal caso, quando si alzano gli occhi, si assiste a un panorama di sguardi persi nei monitor e che si muovono al suono di tasti che scrivono codice di programmi. Insomma, un bel disincentivo a distrarsi.
Durante la tipica giornata di un evento di co-working sono previsti momenti di condivisione delle idee in cui ognuno può illustrare il proprio progetto per cercare collaboratori (cosa che generalmente avviene all’inizio dell’evento) o in cui si possono presentare i risultati raggiunti durante la giornata. Inoltre, è possibile presentare le proprie opinioni e proporre nuove soluzioni per avviare discussioni con gli altri o anche solo per ricevere commenti e critiche.
Generalmente, questo tipo di incontri avviene nel week end, così se la giornata risulta produttiva, la settimana inizierà nel migliore dei nodi ma se non dovesse esserlo, nulla è andato perduto. Ad esempio, sabato scorso il museo della Tecnologia di San Jose è diventato uno spazio completamente aperto e partecipato dove tutti si sono radunati per lavorare insieme. Nonostante non ci fossero regole prestabilite o programmi predefiniti, le attività hanno avuto modo di autoorganizzarsi: ognuno aveva un ruolo e riusciva, in un modo o nell’altro, a sentirsi parte di qualcosa. C’è stata l’opportunità di trascorrere una giornata diversa, di visitare un museo gratis, di conoscere altra gente e di sperimentarsi, in un modo o nell’altro, come soggetto partecipe del processo di innovazione tecnologica. L’iniziativa è pressoché a costo zero: infatti, a parte un minimo di bevande offerte dall’organizzazione, i partecipanti generalmente portano il proprio pranzo, a meno che qualche sponsor non decida di fornirlo.
Mi sembra un modo efficiente per utilizzare gli spazi pubblici e privati e per renderli luoghi di aggregazione sociale e di partecipazione. In questo modo non solo si la comunità si riappropria degli spazi, ma si trova un modo costruttivo per vivere gli spazi durante le giornate in cui tipicamente sono più improduttivi. Tutto ciò inoltre è di stimolo all’economia locale e favorisce il microclima dell’imprenditoria giovanile.
Una forma un po’ più strutturata è quella dello Start-up weekend, che si articola in due giorni. L’obiettivo dei partecipanti è quello di riunirsi il sabato in gruppi di lavoro, identificare i progetti da realizzare from scratch nel corso dell’evento, e buttarcisi a capofitto fino alla sera della domenica. Al termine dell’evento, i gruppi presentano il risultato del proprio sodalizio. Può essere una demo, un prototipo, un mock-up o una proof of concept che faccia capire il problema a cui si voleva rispondere, la soluzione tecnica implementata e i punti di forza e di debolezza in modo da convincere l’audience rispetto alla validità del progetto.
Le idee migliori vengono premiate con incentivi più o meno simbolici. Molte delle idee nate durante questi contest trovano sviluppo dando vita a vere e proprie piccole imprese. Quelle che vengono abbandonate invece, tipicamente danno vita a relazioni interpresonali che possono essere la base per ulteriori progetti.
Mi piacerebbe ritrovare questa dimensione produttiva di aggregazione sociale anche in Italia e per questo invito tutti gli intraprendenti a fare RSVP alla mia proposta di co-working e di aggregarsi in spazi partecipati per lavorare insieme. Ad esempio, si potrebbero sfruttare edifici, come la Cittadella della Scienza di Bari, che avrebbero sicuramente bisogno di essere vissuti in maniera più intensa, magari con manifestazioni a basso costo e ad alto contenuto innovativo.
RSVP – Puntata 4: Così unici da riuscire a ragionare insieme
Quando mi capita di accendere la televisione qui in Silicon Valley, noto sempre tantissime reclame che pubblicizzano antidepressivi e centinaia di altri medicinali. Ma un numero considerevole di spot promuovono studi legali e class action contro farmaci ritirati dal mercato a causa delle loro contro indicazioni, generando una reazione a catena.
Sei depresso? Compra questo medicinale. Hai preso un farmaco e sei stato male? Cita in giudizio la ditta farmaceutica con il nostro studio legale. Hai perso una causa? Denuncia il tuo avvocato grazie al nostro consulente. Il tuo conto in banca è stato dilaniato dalle spese legali? Chiedi un prestito e noi te lo concediamo subito. Sei depresso perché non riesci a restituire i soldi alla finanziaria? Prova con gli antidepressivi.
In fondo ogni paese ha le proprie contraddizioni, e l’America non fa eccezione. Ma io sono qui per cogliere gli spunti positivi offerti dell’esperienza del Fulbright BEST. Non solo: il senso di RSVP è proprio quello di fornire l’opportunià a tutti di interagire con il meglio della Bay Area. A tale proposito, in questa puntata, voglio suggerire un’iniziativa molto interessante per permettervi di venire qui in Silicon Valley.
Si tratta del Graduate Studies Program della Singularity University (http://singularityu.org/programs/graduate-studies-program/), un programma di studio intensivo di tre settimane presso il NASA AMES Research Center, nel cuore della Bay Area. Incuriosito dall’iniziativa, ho parlato un po’ con Ross Shott, addetto alle relazioni pubbliche della Singularity University. Ross mi ha spiegato che l’obiettivo del programma, e più in generale quello della Singularity University è far dialogare i migliori giovani cervelli di tutto il mondo. Farli ragionare insieme è il modo migliore per facilitare lo sviluppo di tecnologie che possano aiutare risolvere i problemi che l’umanità si troverà ad affrontare nel prossimo futuro (ad esempio, cambiamenti climatici, distribuzione della ricchezza, emergenze sanitarie, fonti di energia e di sostentamento).
Il Graduate Studies Program è rivolto a ragazzi dai 19 ai 35 anni ed è particolarmente utile per i neolaureati e per i dottorandi al primo anno di attività. Ha una durata di 10 settimane, durante le quali i partecipanti hanno la possibilità di assistere a lezioni tenute da professori dell’Università di Stanford, di Berkeley e da scienziati della NASA. Il crash-course consta di materie che spaziano dalla robotica alle neuroscienze, dalle energie rinnovabili alla fisica, dall’economia alla giurisprudenza. In questo modo, i partecipanti hanno la possibilità di arricchire le proprie competenze, in modo da poter iniziare a guardare lontano nel futuro.
Inoltre, gli studenti partecipano ad attività di gruppo che aiutano a socializzare e a rafforzare il senso di team. Durante l’arco delle 10 settimane sono previste anche attività ricreative e percorsi di intrattenimento, visite presso aziende, gite nei parchi e nelle mete turistiche della California. In questo modo, oltre che avere l’opportunità di imparare e di lavorare insieme, gli studenti hanno la possibilità di assorbire la cultura locale e di migliorare il proprio inglese.
Il programma si svolgerà dal 18 giugno al 27 agosto 2011 e le iscrizioni sono ancora aperte! Perciò invito quanti sono interessati a visitare il sito della Singularity University e a documentarsi meglio sul programma e sul processo di selezione. Se la cosa vi convince, accogliete l’invito di RSVP e inviate in fretta la vostra candidatura (http://singularityu.org/apply/)!
Il processo di selezione mi sembra particolarmente serio perché i candidati vengono esaminati non solo sulla base della loro proposta scritta, ma anche tramite interviste informali che hanno lo scopo di conoscere meglio gli aspiranti studenti. Ross ricordava il nome di una mia amica che ha partecipato alla scorsa edizione del programma, a testimoniare l’attenzione verso le persone. Infine, voglio tranquillizzare quanti pensano di non farcela: il fatto che una domanda venga scartata non preclude nè inficia la possibilità di ricandidarsi il prossimo anno.
A giugno dovrei essere ancora qui in Silicon Valley, perciò faccio un “in bocca al lupo” a coloro che si cimenteranno nella domanda e concludo con l’augurio di poter passare il testimone di RSVP a qualcuno di voi.
Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.
RSVP – Puntata 3: Imprenditori e stereotipi: questione di esempi
Fino a qualche mese fa avevo una concezione fortemente negativa della figura dell’imprenditore, principalmente perché i modelli che ci circondano, in gran parte sbagliati, hanno consolidato nella mia mente lo stereotipo di una persona avida, senza scrupoli, accecata dal potere, disposta a calpestare le persone e gli ideali per i soldi e immorale al punto di elevare i vizi a valori. Beh, fortunatamente nelle ultime quattro settimane il programma Fulbright BEST mi ha permesso di incontrare una serie di imprenditori, semplicemente diversi, che mi hanno aiutato a rivalutare i miei modelli mentali.
Durante una delle lezioni presso la Santa Clara University noi BESTers abbiamo conosciuto Bill Slutterback, che ci ha parlato della sua impresa: avviare nella zona di San Francisco 50 stazioni della catena Jiffy Lube, che offre un servizio rapidissimo di cambio dell’olio della macchina. Bill, che dopo essersi ritirato non ha più bisogno di lavorare per vivere, ha costruito un piccolo impero in pochi anni. Il suo segreto? Sta tutto in una frase. Lui ci ha detto:”tra un nuotatore amatoriale e un campione olimpico c’è solo il 5% di differenza nelle prestazioni. Eppure, un margine così piccolo distingue il fuoriclasse dall’ordinario”. Il senso è che se ognuno di noi riuscisse ad impegnarsi solo il 5% in più, potrebbe diventare un campione in quello che fa. Ecco, probabilmente abbiamo solo bisogno di riappropriarci di questi modelli di imprenditori, e di dimenticare completamente tutti gli altri.
A proposito del 5% di impegno in più, ora vi propongo un po’ di esempi di idee imprenditoriali a cui ho assistito durante il founder Showcase, una maratona ospitata da Microsoft in cui 10 start-up hanno presentato la propria idea davanti a un panel di investitori. Lascio a voi giudicare i nuotatori amatoriali dai campioni olimpici.
Iniziamo da Zaggle, un’applicazione per iPhone che vi permette di scattare una foto, di inserire un commento e di pubblicarla immediatamente sul vostro blog, via MMS. In particolare, Zaggle è un’applicazione per il microblogging, con cui potete raccontare la vostra giornata in tanti fermo immagine con didascalia. Notare il look tipicamente Nintendo che piacerà agli appassionati delle prime console.
Wholeshare è un social network che permette di costituire dei gruppi di acquisto con persone che abitano nella stessa zona, in modo da rifornirsi direttamente dai produttori. Così, è possibile acquistare frutta, verdura, carne e altri prodotti, saltando il supermercato mantenendo i prezzi accessibili, grazie alla formula “l’unione fa la forza”. Attualmente è attivo nella east coast degli stati uniti, dove sono nati circa 1000 gruppi di acquisto.
Se non avete tempo di leggere per intero l’e-mail di un vostro amico logorroico, TopicMarks ve la riassume in 5 punti. Potete dargli in pasto qualsiasi documento e questo sito estrarrà le informazioni più significative per voi.
LawPivot è uno studio legale virtuale. Voi vi iscrivete e ponete una domanda. LawPivot la smista a uno degli avvocati affiliati al sito, scegliendo tra i tanti professionisti il più competente rispetto all’argomento. Dopodichè, si avvia una conversazione uno a uno con il vostro consulente legale virtuale. Porre una domanda costa 80 dollari, ma il follow-up, ovvero il dialogo durante consulenza, è compreso nel prezzo.
Avete presente quando siete al telefono con qualcuno e iniziate a muovere il mouse sul desktop, selezionando icone e trascinando il cursore per disegnare rettangoli? Ecco, KlickFu vi permette di farlo in maniera creativa, facendo comparire foto e icone che rispondono ai movimenti del puntatore.
Se volete conoscere il progetto che ha vinto, che ovviamente non vi svelerò qui, potete collegarvi al sito del Founder Showcase (http://foundershowcase.com/) e vedere la presentazione, con i relativi commenti dei giudici.
Vi invito a commentare a scrivermi le vostre osservazioni. Inoltre, potete mandare richieste, commenti, consigli e critiche a RSVP@qiris.org. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.
RSVP – puntata 2: tanta energia in un posto così piccolo
All’inizio della scorsa settimana, ho parlato con Lyne Noella, CEO di Waveplay, che mi ha detto: “In un paese così grande come gli Stati Uniti, l’entropia, la creatività e la voglia di mettersi in gioco sono concentrate in un posto piccolissimo come la Silicon Valley, dove le persone sono diverse.” Poi ha continuato, dicendo: “non è meraviglioso il fatto che basterebbe creare l’atmosfera giusta per generare la stessa forza creativa, ovunque?”. E quando mi sono commosso pensando alla mia terra, lei ha provato timidamente a parlarmi in italiano: lo sta imparando con delle audiolezioni, è stata una volta nel nostro paese e non vede l’ora di tornarci. Nel frattempo, quando guida per le strade senza fine della California, ascolta e ripete frasi nella nostra lingua, e sogna l’Italia, ma probabilmente non quella delle ultime notizie.
Per quanti invece continuano a fare il contrario, in questa nuova puntata di RSVP, proverò a condividere un po’ di ciò che ho incontrato qui nell’ultima settimana, e in particolare, proporrò due elementi fortemente contrastanti. Innanzitutto, cercherò di portare il meglio della scienza e dell’innovazione della Silicon Valley a casa vostra. E poi parlerò di una proposta controversa per combattere le malattie sessualmente trasmissibili che sta nascendo qui negli Stati Uniti.
Innanzitutto vi presento una risorsa dedicata a chi è appassionato di scienza ed è stanco di guardare i soliti programmi televisivi. Il Palo Alto Research Center ospita periodicamente eventi in cui scienziati e ricercatori di altissimo profilo discutono dei progressi della ricerca e dell’innovazione tecnologica in tanti ambiti estremamente diversi l’uno dall’altro. Ad esempio, la settimana scorsa ho assistito dal vivo alla presentazione delle nuove tecnologie che permettono di realizzare circuiti, memorie, processori e display flessibili. Inoltre, questa tecnologia, consentirà di stampare schede elettroniche e display con apposite stampanti come se fossero documenti. Poi, un monitor potrà essere piegato o tagliato, e continuerà a funzionare. Notevole, vero?
Tutti gli incontri, più di 350, sono disponibili su Internet all’indirizzo del PARC Forum speaker series http://www.parc.com/events/forum.html. Dal 2009, i seminari vengono registrati e sono disponibili in streaming in versione integrale. Perciò, dato che si tratta di cibo buono per la mente, vi auguro buona visione e buon appetito!
Il secondo argomento che intendo trattare riguarda una proposta un po’ controversa che ho scoperto partecipando all’Health 2.0 Code-a-thon, una maratona ospitata da Google e rivolta a ricercatori, sviluppatori e designer che hanno in mente la realizzazione di soluzioni innovative per la sanità pubblica. La manifestazione era sponsorizzata da QPID.me, che è appunto il sito di cui voglio parlarvi. Il fondatore mi ha raccontato di aver realizzato il progetto per evitare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nel caso di rapporti con partner occasionali.
Praticamente, funziona così: ognuno effettua il test dell’HIV, della sifilide o di altre malattie. Dopo essersi iscritto a QPID, l’utente autorizza il sito ad accedere ai risultati delle analisi. Poco prima di un rapporto con un partner ritenuto poco affidabile, è possibile chiedere a QPID di inviare via SMS i risultati del test al proprio partner, in modo da dimostrargli di essere negativi. Chiaramente, ci si aspetta che il proprio partner faccia lo stesso. In pratica, QPID agisce come un’authority che certifica che entrambi i partner non siano affetti da malattie sessualmente trasmissibili. La mia domanda è: che ne pensate? Voi lo utilizzereste? Quali sono le implicazioni?
Vi invito a commentare a scrivermi le vostre osservazioni. Inoltre, potete mandare richieste, commenti, consigli e critiche a RSVP@qiris.org. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.
RSVP: Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia
“RSVP”, recita l’acronimo presente sui pulsanti delle pagine web che mostrano il programma delle centinaia di seminari, lecture, incontri ed eventi di networking organizzati qui nella Bay Area (San Francisco – California). RSVP letteralmente sta per “rispondete, per favore”. Praticamente, è l’interruttore che ti catapulta in un mondo tutt’altro che onirico in cui l’inventore dell’OCR, il fondatore di SourceForge, il signor O’Reilly, o i rocket scientist della NASA ti parlano, vis-à-vis, della loro esperienza. Ti danno consigli, ti presentano ad altri volti noti del mondo della tecnologia, ascoltano le tue domande e ti danno risposte. Credo di aver cliccato su quei pulsanti più di 30 volte, negli ultimi 20 giorni. Così tante che RSVP ormai è come una di quelle parole che più le ripeti e più diventano un non-sense: prima si sciolgono in un suono, poi perdono il loro significato iniziale e infine assumono nuove interpretazioni, più familiari.
E allora, da un po’ RSVP mi suona come un commitment: “Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia”. E mi sembra una chiamata alle arti e all’ARTI: all’ingegno dei giovani e al supporto delle istituzioni coordinate da una visione politica. Da qualche anno, in Puglia sta cambiando qualcosa: stanno comparendo “pulsanti RSVP”, sotto tante forme (Bollenti Spiriti, Principi Attivi, …). A noi basta rispondere. Ecco perchè sono qui: perchè ho “risposto a un RSVP”.
Mi presento in 5 frasi:
1. Nicholas Caporusso, 30 anni a fine marzo;
2. laureato in informatica a Bari, dottorando in ingegneria informatica presso l’IMT di Lucca;
3. vincitore del bando Principi Attivi 2008 della Regione Puglia, che ringrazio infinitamente;
4. vicepresidente di QIRIS.org;
5. vincitore del bando Fulbright BEST 2010-2011 con una borsa finanziata dalla Regione Toscana, che ringrazio infinitamente.
In una sola frase: il vostro infiltrato in Silicon Valley. Mi spiego meglio: ho deciso di iniziare una specie di diario (scostante) della mia esperienza in California perché penso che possa essere d’aiuto a molti. Ma soprattutto, affinchè sia uno stimolo per quanti, come me, hanno voglia di mettersi in gioco, seriamente. Credo che mi siano state date tante opportunità e mi fa piacere condividerle con quanti vogliano approfittarne, genuinamente.
Inizio col segnalare http://www.bestprogram.it, il sito del programma Fulbright BEST (che sta per Business Exchange and Student Training). Si tratta di un intervento attivo dal 2007 che ha lo scopo di valorizzare l’imprenditorialità giovanile tramite un percorso di formazione e scambio culturale tra l’Italia e gli Stati Uniti. La commissione Fulbright bandisce ogni anno il concorso, aperto a giovani laureati, dottorandi o ricercatori che abbiano i requisiti per realizzare un progetto imprenditoriale concreto e promettente nei campi dell’ICT, Biotech, Tools and Machinery, Energy and Green Technology. A coloro che superano la selezione viene data la possibilità di partecipare a un programma intensivo (di 6 mesi) che include il Course in Technology Entrepreneurship (3 mesi) presso la Santa Clara University e un periodo di internship (3 mesi) in un’azienda della Silicon Valley, per “imparare facendo”. L’obiettivo del programma è dare ai partecipanti gli strumenti (nozioni di business, finanza, marketing e management) per realizzare la propria start-up con cognizione di causa. Ma il valore aggiunto è dato dalla permanenza negli Stati Uniti, e in particolare, nella Bay Area: noi BESTers siamo esposti a una serie di stimoli che ci giungono a un ritmo incessante, all’entropia creativa che si respira nella Silicon Valley e che si percepisce sin dal primo giorno, e alle persone che, come in nessun altro luogo, sono aperte alla condivisione delle idee. È un’esperienza unica che mi propongo di raccontare suggerendo un’opportunità ogni qualvolta ne avrò la possibilità. RSVP.
