30
Jun

RSVP – Puntata 9: Nessun addio, solo principi in Silicon Valley

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

http://www.youtube.com/watch?v=B7jUXewE4sU
Benvenuti alla nona e ultima puntata di RSVP da Santa Clara. L’avventura iniziata sei mesi fa in Silicon Valley si conclude esattamente domani.
Il programma Fulbright BEST 2011 ha permesso a me e ad altri undici italiani di allargare il proprio campo visivo su un mondo radicalmente diverso dal nostro, nello stile di vita, nel modo di pensare e nella concezione dell’imprenditoria. Sono estremamente grato per l’enorme opportunità che mi è stata data, ringrazio quanti hanno lavorato per renderla possibile, e consiglio a quanti non l’abbiano ancora fatto, di visitare il sito www.bestprogram.it, dove è possibile trovare tutte le informazioni sul programma Fulbright BEST. Al tempo stesso, rivolgo un pensiero affettuoso a ciascuno dei miei talentuosi compagni di questa avventura, e a quanti ho conosciuto qui, tra eventi di networking, meeting, presentazioni, feste e block party. Anche se non lo troverete scritto sul bando del concorso per il programma Fulbright BEST, le persone sono il maggior valore che questa esperienza può dare.
Quando sono arrivato in Silicon Valley, ho sentito la necessità di condividere quanto di positivo conoscevo e imparavo man mano. Così, tempo fa, ho promesso di parlare di questo mio percorso in un diario scostante e intermittente. Spero di essere riuscito, con i miei interventi, a raccontare il meglio di questa esperienza in un formato semplice, veloce e accessibile. Allo stesso tempo, mi auguro di aver generato più domande che risposte: spero che i miei spunti siano serviti a trasmettere valori positivi, a incuriosire gli intraprendenti, a stimolare la voglia di ascoltare gli altri con passione e umiltà, e a fomentare il sogno di cambiare il mondo.
Ho iniziato questa specie di videoblog con l’idea di fare qualcosa per ricreare la Silicon Valley in Puglia. Lo concludo condividendo l’orgoglio del sogno romantico di quanti sostengono che “in realtà dobbiamo ricreare la Puglia in Puglia e l’Italia in Italia”. Tuttavia, come la nostra matematica non sarebbe la stessa senza quanto Pitagora importò dai babilonesi, che ai tempi erano i migliori nel campo, allo stesso modo, non ci deve essere vergogna nell’assorbire il meglio dal meglio, specie se siamo consapevoli di essere in grado di dire la nostra se c’è da far fronte a uno scambio equo.
Perciò, nel momento in cui terminerà questa puntata di RSVP, avrà inizio una sfida. Per quanti di noi dodici decideranno continuare la propria missione in Italia e, e per il nostro Paese, che dovrà mostrare di essere capace di ascoltarci, e di sfruttare in maniera costruttiva il valore che i dodici BESTer hanno creato durante questi mesi, e di integrarlo a quello generato dai tanti altri talenti italiani.
Nel frattempo, noi saremo impegnati nella creazione delle nostre imprese per cambiare il mondo. Una missione difficilissima, non solo da realizzare, ma anche solo da capire. E per spiegare quanto è difficile non trovo parole migliori di quelle di Niccolò Machiavelli, che nel Capitolo 6 del Principe, quello riguardante “i principati nuovi conquistati con le proprie armi e con virtù”, scrive:  “Coloro che diventano principi per virtù proprie” … “conquistano il principato con difficoltà, ma con facilità lo conservano: e le difficoltà che incontrano nel conquistare il principato, nascono in parte dai nuovi ordinamenti che essi sono obbligati a introdurre per fondare il loro regime e la loro sicurezza. E si deve considerare che non esiste cosa più difficile da trattare, né più incerta nell’esito, né più pericolosa da gestire, dell’introduzione di innovazioni. Perché colui che le introduce ha per nemici tutti coloro che ricevevano un beneficio dalle vecchie istituzioni, ed ha tiepidi difensori in tutti coloro che dalle innovazioni trarrebbero giovamento. E questa tiepidezza nasce in parte per la paura degli avversari, che hanno dalla loro le vecchie leggi, e in parte dallo scetticismo degli uomini, i quali non credono nelle novità se non le vedono ben consolidate.”
Era il 1513. Oggi, per quanto nel frattempo ce ne siano state di innovazioni , c’è lo stesso disperato bisogno di intraprendenti, e non di tiepidi. Perciò siamo principi e perchè no, anche principi attivi…
Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, in ogni caso, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia (e non solo). RSVP. Chi ha orecchie per intendere…RSVP.
03
Jun

RSVP – Puntata 8: Maker Faire…non chiamateci nerd, noi siamo geek!

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

http://www.youtube.com/watch?v=W4jC8S2hzsA
Quanti di voi hanno trascorso pomeriggi interi preferendo il LEGO alla console? Quanti rimanevano affascinati dal mondo incantato che che si scopriva smontando un elettrodomestico in disuso invece che da una partita a pallone? Quanti, anzichè andare in discoteca, sceglievano di rimanere in casa a scrivere storie, a disegnare o a suonare uno strumento musicale? Se anche voi, come me, siete sempre stati considerati un po’ nerd per tutta la vostra vita, perchè al divertimento di massa avete sempre preferito quello di nicchia, beh preparatevi a una bella rivincita. E la chance ve la offre la Silicon Valley.
In Italia, il termine nerd, o secchione, viene generalmente utilizzato per indicare in maniera quasi indiscriminata una categoria troppo vasta di persone, che vanno dal ricercatore-topo da laboratorio, al pensatore visionario, dall’appassionato di computer fino ad arrivare al genio incompreso. In ogni caso, la parola nerd è associata, nell’immaginario collettivo, a una persona poco interessante, sfigata, inconcludente e soprattutto noiosa. Però in America, esiste anche la parola geek, che originariamente aveva lo stesso significato di nerd, ma che man mano ha assunto un connotato completamente diverso. Per quanto rimanga un disastro dal punto di vista delle relazioni sociali, il geek, ovvero lo smanettone, è il nerd con una marcia in più. A differenza del nerd, il geek è la persona curiosa, l’individuo dotato di inventiva, colui che ha voglia di sperimentare e di esplorare il mondo e che per questo ha sempre una domanda – o almeno prova sempre a dare una risposta (o a cercarla).
In America, dove il fai da te è un culto, e in particolare in Silicon Valley, sono proprio i geek coloro che generano le idee capaci di cambiare il mondo, o che almeno ci provano. A tutte queste persone – e il mondo fortunatamente ne è pieno – gli Stati Uniti dedicano fiere, festival e manifestazioni di ogni genere, per fare in modo che la comunità geek possa incontrarsi, esprimersi, e chiaramente, generare idee che possano diventare la killer technology di domani. Uno degli eventi più significativi è sicuramente la Maker Faire, appena svoltasi a San Mateo, vicino a San Francisco. Promossa dalla rivista Make, la rivista dedicata a chi ha il DNA dello smanettone, e sponsorizzata da Google, Arduino, SparkFun e altri nomi noti dell’elettronica e dell’informatica, la Maker Faire è una sorta di geek pride.  Oltre ad essere una fiera a tutti gli effetti, con annesso mercatino per la compravendita di prodotti elettronici e per il fai da te, la Maker Faire è soprattutto un grande raduno di idee in cui è possibile mostrare agli altri i prodotti della propria creatività, e stimolare gli altri a mettersi in gioco.
In uno spazio espositivo immenso ma affollato al punto da essere a mala pena sufficiente, gli appassionati del fai da te e possono esporre le proprie creazioni, incontrare gli altri e divertirsi tra mirabolanti attrazioni e le temibili garlic fries, le patatine fritte impestate con l’aglio, che sembrano stare lì proprio per compromettere ulteriormente la capacità di relazionarsi con gli altri. Non è semplicemente una festa per i creativi in stile americano: come potete vedere, la Maker Faire è una via di mezzo tra il carnevale di Putignano e un’officina, tra un laboratorio di sartoria e un asilo nido, tra un centro di ricerca e un negozio di giocattoli, tra un garage e un concerto.
In fondo eventi come la Maker Faire sono strumenti potentissimi di coesione sociale, perché mettono il diverso, il geek appunto, al centro dell’attenzione, e gli danno una voce, liberandolo dall’etichetta di nerd. La Maker Faire, con tutta la sua follia carnevalesca, è una lezione di vita per quanti snobbano i sognatori, perchè insegna che le idee, che siano vincenti oppure no, sono fatte per poter essere toccate. Ci insegna che la passione ci rende invincibili, perché ci permette di dare materia ai sogni, al di là delle imperfezioni del fai da te. Il geek pride chiama a raccolta e al senso dell’unione: nessuno è perfetto, ma si può sempre riuscire a far meglio, insieme.
Liberiamoci dalla soggezione di chi boicotta le idee a prescindere, di chi bolla i sognatori come pazzi. E ritroviamo l’orgoglio di essere visionari e di cambiare il mondo, con o senza contorno di patatine all’aglio.
E ricordate: le geek c’est chic!
Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia (e non solo). RSVP.
25
May

RSVP – Puntata 7: Private beta, oggi start-up, giganti domani

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

Benvenuti a una nuova puntata di RSVP. Questa volta, voglio svelarvi in anteprima alcune delle più promettenti start-up dello scenario della Silicon Valley. E parlo di anteprima perchè si tratta di progetti che ancora non sono sul mercato, perchè sono in fase private beta. Per i non-nerd, private beta significa che un gruppo ristretto di utenti può provare un prodotto o un servizio prima ancora che questo venga rilasciato. Un po’ come quando qualcuno vi invita a cena e vi dice che è la prima volta che prova quella ricetta: voi fate da cavia, ma allo stesso tempo avete l’opportunità di gustarvi qualcosa di veramente nuovo.

Nella scorsa puntata di RSVP ho parlato di video pitch. RocketPitch.org è un marketplace gratuito e interattivo in cui gli aspiranti capitani d’azienda possono pubblicare il proprio video pitch e attirare risorse verso il proprio progetto imprenditoriale. Al tempo stesso, Rocketpitch è una social community per facilitare gli incontri tra imprenditori e investitori di tutti i tipi. Oltre ad essere una vetrina di video pitch in cui è possibile osservare e imparare, Rocketpitch offre uno spaccato davvero interessante dell’ecosistema imprenditoriale della Silicon Valley. È possibile registrarsi sul sito www.rocketpitch.orgper essere invitati al lancio ufficiale del sistema.

Blipboard vi permette di trovare facilmente su Internet persone che hanno i vostri stessi interessi e di incontrarvi con loro nel mondo reale. Funziona come un social game che connette agli altri utilizzando le informazioni condivise in micro blog contenenti tag significativi. Tutto verte sui tag inseriti nei propri post, che permettono di raggruppare le persone in microgruppi di interese. Blipboard può essere utilizzato durante meeting e conferenze per identificare velocemente le persone con cui si vuole entrare in contatto. Oppure, è possibile utilizzarlo per avere informazioni sui punti di interesse in una città. La private beta è disponibile sul sito http://www.blipboard.com/.

Credete che aggiungere amici su facebook o mantenervi in contatto con persone che già conoscete sia l’ultima frontiera del social networking? Beh, anche io lo pensavo. Poi, ho sentito di Sumazi. Immaginate di avere un’idea che può cambiare il mondo e di aver bisogno dell’aiuto di altre persone che possono aiutarvi a realizzarla. Non sarebbe bello conoscere qualcuno in grado di darvi una mano a far arrivare il vostro progetto lontano? Sumazi è un’applicazione che vi permette di entrare in contatto con sconosciuti che invece dovreste conoscere, ovvero, la cosiddetta persona giusta al momento giusto. A differenza di Blipboard, che è reattivo, Sumazi è proattivo, ovvero vi suggerisce automaticamente le persone con cui dovreste entrare in contatto. Potete iscrivervi su http://sumazi.com/ per provare la private beta.

Proseguendo sul tema dei social network alternativi, uno dei maggiori trend, e quindi una delle tendenze anche più logorate, è quella dei gruppi tra persone che condividono uno stesso spazio fisico. Proprio per questo, esiste la definizione di YALBSN: Yet Another Location-Based Social Network. Sicuramente Mobubble non è un altro YALBSN, nonostante le premesse le abbia tutte. L’aspetto innovativo di Mobubble è che ha uno scopo preciso, che è quello della vendita di beni. In pratica, più che essere un social network, Mobubble è un marketplace che permette di acquistare prodotti o servizi che si trovano nei paraggi. Quindi, può essere un modo innovativo per riscoprire lo shopping in città: basta paseggiare in un quartiere e subito mobubble ti suggerisce che il negozio di scarpe dietro l’angolo ha uno sconto del 50%, o che sull’isolato che hai appena lasciato c’è una pizzeria che offre il 3×2. Ovviamente, il servizio è ancora in private beta, perciò prima di dovrete registrarvi su www.mobubble.com.

La morale di questo piccolo showcase è racchiuso nella filosofia imprenditoriale della Silicon Valley, che si ritrova anche nelle strategie di Google. Ovvero: non ha senso aspettare vent’anni per realizzare il servizio migliore del mondo. È molto meglio partire con un’idea, anche embrionale, e migliorarla man mano che gli utenti mostrano il loro interesse. Se funziona, bene. Altrimenti, è meglio abbandonarla e passare al prossimo progetto. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia (e non solo). RSVP.

14
May

RSVP – Puntata 6: Sfida al primo pitch in Silicon Valley style

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

http://www.youtube.com/watch?v=wE7vXhIh6yE
Uno degli aspetti più interessanti di questa telecronaca intermittente della mia esperienza in Silicon Valley è dato dai riscontri che mi stanno arrivando da tanti miei conterranei che mi scrivono per parlarmi delle proprie idee e dei propri progetti. È fantastico ricevere feedback e percepire che nella mia terra c’è voglia di fare. In questo modo, dare il mio contributo per seminare bene diventa ancora più gratificante. E allora in questa puntata di RSVP vi racconto come vengono presentate le idee qui in Silicon Valley, per poi sfidarvi a raccontare la vostra idea.
Innanzitutto iniziamo a costruire il vocabolario partendo dalla parola pitch. Qui ognuno racconta se stesso o la propria idea imprenditoriale con il pitch. Un pitch non è altro che una presentazione che deve avere due caratteristiche: deve essere breve ed efficace. L’America, si sa, è un paese dinamico dove il tempo è tutto e dove i ritmi sono così frenetici che mezz’ora può cambiare completamente il resto della tua vita. Perciò, immaginate di parlare con il più grande investitore della Bay Area, o con un importante manager di Google o di Apple. In un tempo compreso tra 30 secondi e due minuti dovete riuscire a raccontare chi siete, a descrivergli a quali bisogni risponde la vostra idea imprenditoriale, e parlargli di come la state realizzando e di quali benefici vi aspettate di apportare. Ovviamente dovete anche indicare di cosa avete bisogno: un lavoro, un aiuto economico, una consulenza, una partnership o un’informazione. Il tutto deve essere preparato in modo sufficientemente accattivante da catturare l’interesse della persona in questione. Pertanto, il pitch deve essere ordinato, chiaro e persuasivo. Deve fare breccia nel cervello del vostro interlocutore, in modo da aggiudicarsi tutta l’attenzione possibile. Per farvi capire di cosa si tratta, provo con il pitch della mia idea.
Sono Nicholas Caporusso, dottorando in ingegneria informatica, fulbright scholar, co-fondatore e responsabile tecnico-scientifico di QIRIS, un’organizzazione non-profit per la ricerca scientifica indipendente nel campo dell’interazione uomo-macchina e gestione del rischio ospedaliero. QIRIS è una piattaforma partecipativa e multidisciplinare per lo sviluppo di idee di ricerca applicata. In pratica, laureandi, laureati e ricercatori possono portare la propria idea in QIRIS e svilupparla insieme agli altri, collaborando anche attraverso il web. In questo modo, è possibile ridurre i costi, mitigare il rischio associato alla start-up, migliorare la qualità dei progetti, e aumentare l’attenzione della collettività verso la ricerca scientifica. In due anni, abbiamo attivato 5 linee di ricerca, avviato 8 progetti, pubblicato 11 articoli e avviato oltre 25 nuove pubblicazioni, come è possibile leggere su www.qiris.org. Attualmente cerchiamo partner internazionali, grant, finanziatori e persone motivate che ci aiutino a portare avanti la nostra missione.
60 secondi netti. Ora che ho preparato il pitch, devo continuare a praticarlo, per migliorare la mia capacità di pitchare un investitore, un altro imprenditore o anche solo per raccontare in breve la mia vita a qualcuno.
Adesso lancio una sfida a tutti i Principi Attivi e a tutti gli intraprendenti. Provate a condensare la vostra idea imprenditoriale, il vostro progetto, o la vostra iniziativa in un video pitch di 60 secondi netti. Una volta registrato, caricate il video su YouTube e poi sul blog di Principi Attivi e condividetela sulla community. Mi raccomando, siate chiari e spontanei. E sorridete! Preparate scrupolosamente il testo e abbinatelo al video, in modo che chi non può accedere ai video possa leggerlo.  Mi rivolgo ai nuovi progetti appena partiti, ma non solo. Facciamo conoscere le nostre idee, diffondiamole con entusiasmo, utilizziamo i social network per coinvolgere conoscenti e per fare arrivare lontano la nostra rivoluzione creativa. Fate girare questo video in modo da estendere ai vostri amici questa sfida. Fate RSVP adesso e registrate oggi il vostro pitch, non richiede che 60 secondi netti del vostro tempo. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia (e non solo). RSVP.
27
Apr

L’incontro

Written by NicholasCaporusso. Posted in poesie (in Italian)

Svestiti di quel che c’è d’inutile, del tutto impercettibile,
lascia che ti scivoli, che rotoli,
su un colle soffice lascia che si accumuli,
tra le tue foglie morbide.

Accarezzo il tocco debole di una tua lucida immagine
oltre il vetro dell’incontro,
opaco come il tempo che l’ha reso ruvido,
fino a crederlo invisibile.

Nel gran tumulto d’anime è istante elettrico
tra mare profondo e profondo cielo
questo immondo ariete vola angelico
a spaccar l’ali che c’incatenano al paradiso
insieme al sogno che c’ha promesso il volo.

Poi viene il vento a spegnerti, con tanto incenso al seguito,
fuori dal sogno non esiste gemito
ma tra scintilla e grandine solo parete, altissima:
l’ennesima facciata scolpita nel cristallo
per isolare il nucleo.

13
Apr

RSVP – Puntata 5: Co-working, che si lavori insieme oppure no

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

Nella prima puntata di RSVP ho parlato di eventi di networking. Invece, oggi ne descriverò un tipo particolare, ovvero, gli eventi di co-working, come ad esempio l’health 2.0 code-a-thon di cui ho accennato tempo fa: una maratona in cui decine di sviluppatori si riuniscono per discutere e per collaborare. Il co-working, che letteralmente significa “lavorare insieme”, qui è una cosa seria. Se vi è capitato di chiudervi in casa o in ufficio per studiare o per portare avanti il vostro lavoro, sapete di cosa parlo, visto che avrete passato la maggior parte del tempo a navigare su facebook o ad alzarvi ogni cinque minuti con una scusa diversa.

Il co-working nasce attorno all’idea di lavorare insieme e dentro uno spazio da condividere. In pratica, ci si riunisce in un posto munito di tavoli e prese di corrente e si inzia a darsi da fare con computer e altro. Co-working significa lavorare nello stesso posto: ma non bisogna necessariamente lavorare sulla stessa idea. Ad esempio, è possibile costituire gruppi di lavoro. In alternativa, si può lavorare da soli sul proprio progetto. Per quanto l’aria che si respira sia inequivocabilmente nerd, generalmente ci si trova a conoscere persone davvero in gamba e propositive. E perciò si può anche spendere l’intera giornata in conversazioni. Oppure, come ho detto, ci si può immergere nel lavoro. In tal caso, quando si alzano gli occhi, si assiste a un panorama di sguardi persi nei monitor e che si muovono al suono di tasti che scrivono codice di programmi. Insomma, un bel disincentivo a distrarsi.

Durante la tipica giornata di un evento di co-working sono previsti momenti di condivisione delle idee in cui ognuno può illustrare il proprio progetto per cercare collaboratori (cosa che generalmente avviene all’inizio dell’evento) o in cui si possono presentare i risultati raggiunti durante la giornata. Inoltre, è possibile presentare le proprie opinioni e proporre nuove soluzioni per avviare discussioni con gli altri o anche solo per ricevere commenti e critiche.

Generalmente, questo tipo di incontri avviene nel week end, così se la giornata risulta produttiva, la settimana inizierà nel migliore dei nodi ma se non dovesse esserlo, nulla è andato perduto. Ad esempio, sabato scorso il museo della Tecnologia di San Jose è diventato uno spazio completamente aperto e partecipato dove tutti si sono radunati per lavorare insieme. Nonostante non ci fossero regole prestabilite o programmi predefiniti, le attività hanno avuto modo di autoorganizzarsi: ognuno aveva un ruolo e riusciva, in un modo o nell’altro, a sentirsi parte di qualcosa. C’è stata l’opportunità di trascorrere una giornata diversa, di visitare un museo gratis, di conoscere altra gente e di sperimentarsi, in un modo o nell’altro, come soggetto partecipe del processo di innovazione tecnologica. L’iniziativa è pressoché a costo zero: infatti, a parte un minimo di bevande offerte dall’organizzazione, i partecipanti generalmente portano il proprio pranzo, a meno che qualche sponsor non decida di fornirlo.

Mi sembra un modo efficiente per utilizzare gli spazi pubblici e privati e per renderli luoghi di aggregazione sociale e di partecipazione. In questo modo non solo si  la comunità si riappropria degli spazi, ma si trova un modo costruttivo per vivere gli spazi durante le giornate in cui tipicamente sono più improduttivi. Tutto ciò inoltre è di stimolo all’economia locale e favorisce il microclima dell’imprenditoria giovanile.

Una forma un po’ più strutturata è quella dello Start-up weekend, che si articola in due giorni. L’obiettivo dei partecipanti è quello di riunirsi il sabato in gruppi di lavoro, identificare i progetti da realizzare from scratch nel corso dell’evento, e buttarcisi a capofitto fino alla sera della domenica. Al termine dell’evento, i gruppi presentano il risultato del proprio sodalizio. Può essere una demo, un prototipo, un mock-up o una proof of concept che faccia capire il problema a cui si voleva rispondere, la soluzione tecnica implementata e i punti di forza e di debolezza in modo da convincere l’audience rispetto alla validità del progetto.

Le idee migliori vengono premiate con incentivi più o meno simbolici. Molte delle idee nate durante questi contest trovano sviluppo dando vita a vere e proprie piccole imprese. Quelle che vengono abbandonate invece, tipicamente danno vita a relazioni interpresonali che possono essere la base per ulteriori progetti.

Mi piacerebbe ritrovare questa dimensione produttiva di aggregazione sociale anche in Italia e per questo invito tutti gli intraprendenti a fare RSVP alla mia proposta di co-working e di aggregarsi in spazi partecipati per lavorare insieme. Ad esempio, si potrebbero sfruttare edifici, come la Cittadella della Scienza di Bari, che avrebbero sicuramente bisogno di essere vissuti in maniera più intensa, magari con manifestazioni a basso costo e ad alto contenuto innovativo.

21
Feb

RSVP – Puntata 4: Così unici da riuscire a ragionare insieme

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

Quando mi capita di accendere la televisione qui in Silicon Valley, noto sempre tantissime reclame che pubblicizzano antidepressivi e centinaia di altri medicinali. Ma un numero considerevole di spot promuovono studi legali e class action contro farmaci ritirati dal mercato a causa delle loro contro indicazioni, generando una reazione a catena.

Sei depresso? Compra questo medicinale. Hai preso un farmaco e sei stato male? Cita in giudizio la ditta farmaceutica con il nostro studio legale. Hai perso una causa? Denuncia il tuo avvocato grazie al nostro consulente. Il tuo conto in banca è stato dilaniato dalle spese legali? Chiedi un prestito e noi te lo concediamo subito.  Sei depresso perché non riesci a restituire i soldi alla finanziaria? Prova con gli antidepressivi.

In fondo ogni paese ha le proprie contraddizioni, e l’America non fa eccezione. Ma io sono qui per cogliere gli spunti positivi offerti dell’esperienza del Fulbright BEST. Non solo: il senso di RSVP è proprio quello di fornire l’opportunià a tutti di interagire con il meglio della Bay Area. A tale proposito, in questa puntata, voglio suggerire un’iniziativa molto interessante per permettervi di venire qui in Silicon Valley.

Si tratta del Graduate Studies Program della Singularity University (http://singularityu.org/programs/graduate-studies-program/), un programma di studio intensivo di tre settimane presso il NASA AMES Research Center, nel cuore della Bay Area. Incuriosito dall’iniziativa, ho parlato un po’ con Ross Shott, addetto alle relazioni pubbliche della Singularity University. Ross mi ha spiegato che l’obiettivo del programma, e più in generale quello della Singularity University è far dialogare i migliori giovani cervelli di tutto il mondo. Farli ragionare insieme è il modo migliore per facilitare lo sviluppo di tecnologie che possano aiutare risolvere i problemi che l’umanità si troverà ad affrontare nel prossimo futuro (ad esempio, cambiamenti climatici, distribuzione della ricchezza, emergenze sanitarie, fonti di energia e di sostentamento).

Il Graduate Studies Program è rivolto a ragazzi dai 19 ai 35 anni ed è particolarmente utile per i neolaureati e per i dottorandi al primo anno di attività. Ha una durata di 10 settimane, durante le quali i partecipanti hanno la possibilità di assistere a lezioni tenute da professori dell’Università di Stanford, di Berkeley e da scienziati della NASA. Il crash-course consta di materie che spaziano dalla robotica alle neuroscienze, dalle energie rinnovabili alla fisica, dall’economia alla giurisprudenza. In questo modo, i partecipanti hanno la possibilità di arricchire le proprie competenze, in modo da poter iniziare a guardare lontano nel futuro.

Inoltre, gli studenti partecipano ad attività di gruppo che aiutano a socializzare e a rafforzare il senso di team. Durante l’arco delle 10 settimane sono previste anche attività ricreative e percorsi di intrattenimento, visite presso aziende, gite nei parchi e nelle mete turistiche della California. In questo modo, oltre che avere l’opportunità di imparare e di lavorare insieme, gli studenti hanno la possibilità di assorbire la cultura locale e di migliorare il proprio inglese.

Il programma si svolgerà dal 18 giugno al 27 agosto 2011 e le iscrizioni sono ancora aperte! Perciò invito quanti sono interessati a visitare il sito della Singularity University e a documentarsi meglio sul programma e sul processo di selezione. Se la cosa vi convince, accogliete l’invito di RSVP e inviate in fretta la vostra candidatura (http://singularityu.org/apply/)!

Il processo di selezione mi sembra particolarmente serio perché i candidati vengono esaminati non solo sulla base della loro proposta scritta, ma anche tramite interviste informali che hanno lo scopo di conoscere meglio gli aspiranti studenti. Ross ricordava il nome di una mia amica che ha partecipato alla scorsa edizione del programma, a testimoniare l’attenzione verso le persone. Infine, voglio tranquillizzare quanti pensano di non farcela: il fatto che una domanda venga scartata non preclude nè inficia la possibilità di ricandidarsi il prossimo anno.

A giugno dovrei essere ancora qui in Silicon Valley, perciò faccio un “in bocca al lupo” a coloro che si cimenteranno nella domanda e concludo con l’augurio di poter passare il testimone di RSVP a qualcuno di voi.

Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.

04
Feb

RSVP – Puntata 3: Imprenditori e stereotipi: questione di esempi

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

Fino a qualche mese fa avevo una concezione fortemente negativa della figura dell’imprenditore, principalmente perché i modelli che ci circondano, in gran parte sbagliati,  hanno consolidato nella mia mente lo stereotipo di una persona avida, senza scrupoli, accecata dal potere, disposta a calpestare le persone e gli ideali per i soldi e immorale al punto di elevare i vizi a valori. Beh, fortunatamente nelle ultime quattro settimane il programma Fulbright BEST mi ha permesso di incontrare una serie di imprenditori, semplicemente diversi, che mi hanno aiutato a rivalutare i miei modelli mentali.

Durante una delle lezioni presso la Santa Clara University noi BESTers abbiamo conosciuto Bill Slutterback, che ci ha parlato della sua impresa: avviare nella zona di San Francisco 50 stazioni della catena Jiffy Lube, che offre un servizio rapidissimo di cambio dell’olio della macchina. Bill, che dopo essersi ritirato non ha più bisogno di lavorare per vivere, ha costruito un piccolo impero in pochi anni. Il suo segreto? Sta tutto in una frase. Lui ci ha detto:”tra un nuotatore amatoriale e un campione olimpico c’è solo il 5% di differenza nelle prestazioni. Eppure, un margine così piccolo distingue il fuoriclasse dall’ordinario”. Il senso è che se ognuno di noi riuscisse ad impegnarsi solo il 5% in più, potrebbe diventare un campione in quello che fa. Ecco, probabilmente abbiamo solo bisogno di riappropriarci di questi modelli di imprenditori, e di dimenticare completamente tutti gli altri.

A proposito del 5% di impegno in più, ora vi propongo un po’ di esempi di idee imprenditoriali a cui ho assistito durante il founder Showcase, una maratona ospitata da Microsoft in cui 10 start-up hanno presentato la propria idea davanti a un panel di investitori. Lascio a voi giudicare i nuotatori amatoriali dai campioni olimpici.

Iniziamo da Zaggle, un’applicazione per iPhone che vi permette di scattare una foto, di inserire un commento e di pubblicarla immediatamente sul vostro blog, via MMS. In particolare, Zaggle è un’applicazione per il microblogging, con cui potete raccontare la vostra giornata in tanti fermo immagine con didascalia. Notare il look tipicamente Nintendo che piacerà agli appassionati delle prime console.

Wholeshare è un social network che permette di costituire dei gruppi di acquisto con persone che abitano nella stessa zona, in modo da rifornirsi direttamente dai produttori. Così, è possibile acquistare frutta, verdura, carne e altri prodotti, saltando il supermercato mantenendo i prezzi accessibili, grazie alla formula “l’unione fa la forza”. Attualmente è attivo nella east coast degli stati uniti, dove sono nati circa 1000 gruppi di acquisto.

Se non avete tempo di leggere per intero l’e-mail di un vostro amico logorroico, TopicMarks ve la riassume in 5 punti. Potete dargli in pasto qualsiasi documento e questo sito estrarrà le informazioni più significative per voi.

LawPivot è uno studio legale virtuale. Voi vi iscrivete e ponete una domanda. LawPivot la smista a uno degli avvocati affiliati al sito, scegliendo tra i tanti professionisti il più competente rispetto all’argomento. Dopodichè, si avvia una conversazione uno a uno con il vostro consulente legale virtuale. Porre una domanda costa 80 dollari, ma il follow-up, ovvero il dialogo durante consulenza, è compreso nel prezzo.

Avete presente quando siete al telefono con qualcuno e iniziate a muovere il mouse sul desktop, selezionando icone e trascinando il cursore per disegnare rettangoli? Ecco, KlickFu vi permette di farlo in maniera creativa, facendo comparire foto e icone che rispondono ai movimenti del puntatore.

Se volete conoscere il progetto che ha vinto, che ovviamente non vi svelerò qui, potete collegarvi al sito del Founder Showcase (http://foundershowcase.com/) e vedere la presentazione, con i relativi commenti dei giudici.

Vi invito a commentare a scrivermi le vostre osservazioni. Inoltre, potete mandare richieste, commenti, consigli e critiche a RSVP@qiris.org. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.

01
Feb

RSVP – puntata 2: tanta energia in un posto così piccolo

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

All’inizio della scorsa settimana, ho parlato con Lyne Noella, CEO di Waveplay, che mi ha detto: “In un paese così grande come gli Stati Uniti, l’entropia, la creatività e la voglia di mettersi in gioco sono concentrate in un posto piccolissimo come la Silicon Valley, dove le persone sono diverse.” Poi ha continuato, dicendo: “non è meraviglioso il fatto che basterebbe creare l’atmosfera giusta per generare la stessa forza creativa, ovunque?”. E quando mi sono commosso pensando alla mia terra, lei ha provato timidamente a parlarmi in italiano: lo sta imparando con delle audiolezioni, è stata una volta nel nostro paese e non vede l’ora di tornarci. Nel frattempo, quando guida per le strade senza fine della California, ascolta e ripete frasi nella nostra lingua, e sogna l’Italia, ma probabilmente non quella delle ultime notizie.

Per quanti invece continuano a fare il contrario, in questa nuova puntata di RSVP, proverò a condividere un po’ di ciò che ho incontrato qui nell’ultima settimana, e in particolare, proporrò due elementi fortemente contrastanti. Innanzitutto, cercherò di portare il meglio della scienza e dell’innovazione della Silicon Valley a casa vostra. E poi parlerò di una proposta controversa per combattere le malattie sessualmente trasmissibili che sta nascendo qui negli Stati Uniti.

Innanzitutto vi presento una risorsa dedicata a chi è appassionato di scienza ed è stanco di guardare i soliti programmi televisivi. Il Palo Alto Research Center ospita periodicamente eventi in cui scienziati e ricercatori di altissimo profilo discutono dei progressi della ricerca e dell’innovazione tecnologica in tanti ambiti estremamente diversi l’uno dall’altro. Ad esempio, la settimana scorsa ho assistito dal vivo alla presentazione delle nuove tecnologie che permettono di realizzare circuiti, memorie, processori e display flessibili. Inoltre, questa tecnologia, consentirà di stampare schede elettroniche e display con apposite stampanti come se fossero documenti. Poi, un monitor potrà essere piegato o tagliato, e continuerà a funzionare. Notevole, vero?

Tutti gli incontri, più di 350, sono disponibili su Internet all’indirizzo del PARC Forum speaker series http://www.parc.com/events/forum.html. Dal 2009, i seminari vengono registrati e sono disponibili in streaming in versione integrale. Perciò, dato che si tratta di cibo buono per la mente, vi auguro buona visione e buon appetito!

Il secondo argomento che intendo trattare riguarda una proposta un po’ controversa che ho scoperto partecipando all’Health 2.0 Code-a-thon, una maratona ospitata da Google e rivolta a ricercatori, sviluppatori e designer che hanno in mente la realizzazione di soluzioni innovative per la sanità pubblica. La manifestazione era sponsorizzata da QPID.me, che è appunto il sito di cui voglio parlarvi. Il fondatore mi ha raccontato di aver realizzato il progetto per evitare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nel caso di rapporti con partner occasionali.

Praticamente, funziona così: ognuno effettua il test dell’HIV, della sifilide o di altre malattie. Dopo essersi iscritto a QPID, l’utente autorizza il sito ad accedere ai risultati delle analisi. Poco prima di un rapporto con un partner ritenuto poco affidabile, è possibile chiedere a QPID di inviare via SMS i risultati del test al proprio partner, in modo da dimostrargli di essere negativi. Chiaramente, ci si aspetta che il proprio partner faccia lo stesso. In pratica, QPID agisce come un’authority che certifica che entrambi i partner non siano affetti da malattie sessualmente trasmissibili. La mia domanda è: che ne pensate? Voi lo utilizzereste? Quali sono le implicazioni?

Vi invito a commentare a scrivermi le vostre osservazioni. Inoltre, potete mandare richieste, commenti, consigli e critiche a RSVP@qiris.org. Vi ricordo che RSVP sta per “Rispondete, per favore” (e quindi, rispondete!) o, se volete, per Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia. RSVP.

31
Jan

RSVP: Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia

Written by NicholasCaporusso. Posted in RSVP

“RSVP”, recita l’acronimo presente sui pulsanti delle pagine web che mostrano il programma delle centinaia di seminari, lecture, incontri ed eventi di networking organizzati qui nella Bay Area (San Francisco – California). RSVP letteralmente sta per “rispondete, per favore”. Praticamente, è l’interruttore che ti catapulta in un mondo tutt’altro che onirico in cui l’inventore dell’OCR, il fondatore di SourceForge, il signor O’Reilly, o i rocket scientist della NASA ti parlano, vis-à-vis, della loro esperienza. Ti danno consigli, ti presentano ad altri volti noti del mondo della tecnologia, ascoltano le tue domande e ti danno risposte. Credo di aver cliccato su quei pulsanti più di 30 volte, negli ultimi 20 giorni. Così tante che RSVP ormai è come una di quelle parole che più le ripeti e più diventano un non-sense: prima si sciolgono in un suono, poi perdono il loro significato iniziale e infine assumono nuove interpretazioni, più  familiari.

E allora, da un po’ RSVP mi suona come un commitment: “Ricreiamo la Silicon Valley in Puglia”. E mi sembra una chiamata alle arti e all’ARTI: all’ingegno dei giovani e al supporto delle istituzioni coordinate da una visione politica. Da qualche anno, in Puglia sta cambiando qualcosa: stanno comparendo “pulsanti RSVP”, sotto tante forme (Bollenti Spiriti, Principi Attivi, …). A noi basta rispondere. Ecco perchè sono qui: perchè ho “risposto a un RSVP”.

Mi presento in 5 frasi:

1.       Nicholas Caporusso, 30 anni a fine marzo;
2.       laureato in informatica a Bari, dottorando in ingegneria informatica presso l’IMT di Lucca;
3.       vincitore del bando Principi Attivi 2008 della Regione Puglia, che ringrazio infinitamente;
4.       vicepresidente di QIRIS.org;
5.       vincitore del bando Fulbright BEST 2010-2011 con una borsa finanziata dalla Regione Toscana, che ringrazio infinitamente.

In una sola frase: il vostro infiltrato in Silicon Valley. Mi spiego meglio: ho deciso di iniziare una specie di diario (scostante) della mia esperienza in California perché penso che  possa essere d’aiuto a molti. Ma soprattutto, affinchè sia uno stimolo per quanti, come me, hanno voglia di mettersi in gioco, seriamente. Credo che mi siano state date tante opportunità e mi fa piacere condividerle con quanti vogliano approfittarne, genuinamente.

Inizio col segnalare http://www.bestprogram.it, il sito del programma Fulbright BEST (che sta per Business Exchange and Student Training). Si tratta di un intervento attivo dal 2007 che ha lo scopo di valorizzare l’imprenditorialità giovanile tramite un percorso di formazione e scambio culturale tra l’Italia e gli Stati Uniti. La commissione Fulbright bandisce ogni anno il concorso, aperto a giovani laureati, dottorandi o ricercatori che abbiano i requisiti per realizzare un progetto imprenditoriale concreto e promettente nei campi dell’ICT, Biotech, Tools and Machinery, Energy and Green Technology. A coloro che superano la selezione viene data la possibilità di partecipare a un programma intensivo (di 6 mesi) che include il Course in Technology Entrepreneurship (3 mesi) presso la Santa Clara University e un periodo di internship (3 mesi) in un’azienda della Silicon Valley, per “imparare facendo”. L’obiettivo del programma è dare ai partecipanti gli strumenti (nozioni di business, finanza, marketing e management) per realizzare la propria start-up con cognizione di causa. Ma il valore aggiunto è dato dalla permanenza negli Stati Uniti, e in particolare, nella Bay Area: noi BESTers siamo esposti a una serie di stimoli che ci giungono a un ritmo incessante, all’entropia creativa che si respira nella Silicon Valley e che si percepisce sin dal primo giorno, e alle persone che, come in nessun altro luogo, sono aperte alla condivisione delle idee. È un’esperienza unica che mi propongo di raccontare suggerendo un’opportunità ogni qualvolta ne avrò la possibilità. RSVP.