A colpi di riso e vento

Mi incammino con il mio insidiosissimo bubble tea, ma non faccio due metri che sento un karaoke provenire da un vicolo minuscolo, di cui nemmeno mi ero accorto. Per entrare si deve attraversare un arco stretto e molto buio, e diciamo che mi cago sotto dalla paura. In certi posti, è vero, sarebbe meglio non andare perchè si rischia di essere rapiti e di diventare una dispensa di organi, ma ogni tanto un po’ di ingenua spavalderia premia. Supero la zona d’ombra e proseguo verso la musica, che in realtà è un coro a due voci. Ciò che mi si presenta davanti agli occhi sarà l’esperienza più bella della giornata. Sotto una tettoia, ci sono una quindicina di persone in piedi, attorno a tavoli imbanditi: frutta, verdura e vivande sono disposte ordinatamente, mentre ovunque bastoncini di incenso emanano un odore inebriante. L’unico ad essere seduto è un monaco buddista, munito di microfono, che canta degli inni. Alla seconda voce, una donna. Accanto a lei, una signora regge alcuni bastoncini sulla testa del monaco. Si sta celebrando una funzione buddista, proprio in mezzo ad un vicolo. Quattro, cinque famiglie si sono riunite per un banchetto e ognuna ha contribuito portando del cibo, che verrà offerto anche al monaco. Quest’ultimo canta e benedice, lanciando manciate di riso davanti a sè (sui tavoli, ma anche sulle persone), con una discreta violenza. Ci sono anche cinque o sei bambini tutti eccitati. Rimango ad assistere alla cerimonia, a distanza di due metri dagli altri, in modo da non disturbare la funzione, che prosegue con canti e sventolate di riso crudo a tutta forza. Tutti guardano verso un simulacro situato sull’arco buio. Lì c’è un’immagine del Buddha, mi sposto ancora più di lato, finendo quasi sotto lo scolo della tettoia, ma voglio continuare ad assistere senza infastidirli. L’atmosfera è toccante e indescrivibile. Non ho parole, davvero, rimango ammirato, forse anche grazie alla potenza del monaco lanciatore, che adesso è passato a qualcosa di più grosso. Sta lanciando caramelle addosso a tutti, ma forte! Queste rimbalzano, cadono a terra, e tutti subito pronti a raccoglierle, bambini in primis. Nel frattempo continua con la nenia, che ha un ritmo incalzante e genera uno stordimento acustico (il monaco non è Al Bano e la seconda voce non è Romina). Io vengo prima squadrato con sospetto, poi accettato con una specie di rassegnazione. Quando mi invitano a partecipare alla cerimonia, mi si scioglie il cuore. Mi si avvicinano con un vassoio pieno di caramelle e mi invitano a prenderle, così come hanno fatto gli altri prima di me. Non credo ai miei occhi: mi porgono un sorriso enorme e mi fanno cenno di avvicinarmi a loro. Faccio un inchino, poi metto le mani a ciotola e commosso aspetto che siano loro a darmi i doni. Mi aggiudico una dozzina di caramelle e dolciumi vari, oltre ad un posto accanto agli altri. Le caramelle restanti vengono sparse sulle buste di verdura e sulle ceste di frutta che riempiono i tavoli. Io punto un bimbo che mi guarda da un po’, gli faccio cenno di avvicinarsi per prendere i dolci: mi sorride. La mamma lo tiene per mano ma è attenta alla cerimonia, così mi avvicino a lui e gliene dono un po’. Lui prova a prendere le caramelle, sua mamma prima lo ferma, poi gliene lascia prendere un paio. Sono contento. La cerimonia sta per finire, fra poco tutti banchetteranno insieme, mentre è arrivato il momento di andar via, anche perchè mi sono preso tanta di quell’acqua dallo scolo della tettoia che il tifone è passato su di me al quadrato. Torno alla luce delle strade, al casino e alle bancarelle portando dentro di me quelle immagini di vita quotidiana. E’ anche ora di tornare verso casa, dato che sono le 6 e inizia a farsi buio, ma sinceramente non so dove cazzo sono finito. Ho perso da un sacco di tempo il mio punto di riferimento, non ricordo più la direzione da cui sono arrivato, nè dov’è il nord (cosa che potrebbe aiutare non poco, dato che ho camminato verso sud-est). Ok, proseguo avanti e, considerata l’ortogonalità delle strade, ho dalla mia il 25% di probabilità di tornare a casa, percentuale che in certi ambiti scientifici è grasso che cola. Purtroppo invece qua cola solo la pioggia, come mai ho visto cadere nella mia vita. Il vento invece, così l’ho sentito solo una volta, da piccolo, a Campitello. Sradica persino gli scooter parcheggiati e li stende per terra in stile domino, vincendoli uno dopo l’altro per K.O. tecnico. Da un negozio di valigie, vedo volare via un trolley enorme, sulle ali della libertà. L’anziana proprietaria inizia ad inseguirlo, con scarsi risultati. Ok, le do una mano. Qualcuno deve aver dopato quella valigia, perchè fila come Ben Johnson! Quando la raggiungo, sono quasi arrivato alla fine dell’isolato. Proseguo il mio cammino mentre i negozi sono ormai tutti chiusi. I portici si sono popolati di gruppi di ragazzi e famiglie che hanno deciso di festeggiare l’arrivo dell’autunno con un barbecue. Non sulla spiaggia, non in montagna, non su un prato. Sotto casa. Inutile chiedergli dove sia la stazione. Vorrei piangere, ma di acqua ne ho già abbastanza addosso: anche i miei piedi sono decisamente cotti e gli anfibi fanno un cicchecciacche ultrasonico. Continuo, fiducioso, ad andare avanti, sperando che il monaco abbia lanciato un chicco di riso pure per me. Scorgo, ormai totalmente inzuppato, una stazione: Chiang Kai Shek Memorial Metro Train Station. E’ il ritorno al coperto: scopro che la stazione centrale è a due fermate e già questo basta ad asciugarmi l’anima. Per il corpo invece, ci vorrebbe l’aggeggio per strizzare il mocio. Arrivato alla Taipei Main Station, scopro che nel sottosuolo c’è un centro commerciale e, dimenticandomi degli effetti del tifone, inizio a passeggiare spensierato. Concludo la serata in un Mac Donald davanti ad un oribbile caffè americano, che è la scusa liquida più economica per utilizzare il bagno. Torno in ostello, lasciandomi alle spalle una città devastata dal temporale. Supero una barricata di sacchi di sabbia e mentre salgo in ascensore pregustando il momento in cui mi toglierò le scarpe penso che il sistema fognario deve essere stato progettato da un ingegnere coi controcazzi, se riesce a reggere una roba del genere. Qui Taipei, il tifone non vuole passare, ma io sono sano e salvo! Chissà che ci aspetta in Thailandia. Unica nota negativa: gli mms posso scriverli, ma non riesco a riceverli: passiamo ai più tradizionali sms, che sono un tuffo al cuore ogni volta.
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