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	<title>NicholasCaporusso.com</title>
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	<description>il sito di Nicholas Caporusso</description>
	<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 10:52:08 +0000</pubDate>
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		<title>Wordpress plugin: Show Content by User Level</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 08:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Computer]]></category>

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		<description><![CDATA[This plug-in hides a specific part of the content of a page (or post) to all users whose user level is below a required user level.
Therefore, if a content is visible to user level X:
1. if X > 0 users who are not registered will not be able to access that specific content;
2. users whose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/wordpress-plugins/showcontent_by_userlevel.zip">This plug-in</a></strong> hides a specific part of the content of a page (or post) to all users whose user level is below a required user level.</p>
<p>Therefore, if a content is visible to user level X:<br />
1. if X > 0 users who are not registered will not be able to access that specific content;<br />
2. users whose user level is less than X will not be able to access that specific content;<br />
3. users whose user level is equal or greater than X will be able to access that specific content.</p>
<p>To hide a specific content, use the following syntax to encapsulate the hidden content:<br />
[hide {level}] {content} [hide {level}]<br />
where {level} is the NUMBER corresponding to the user level, and {content} is the part of you want to hide.</p>
<p>Example:<br />
[hide 0] You will always see this content [hide 0]<br />
[hide 1] You will not see this if you are not logged as subscriber [hide 1]<br />
[hide 2] You will not see this if you are not logged as contributor [hide 2]<br />
[hide 3] You will not see this if you are not logged as author [hide 3]<br />
[hide 4] You will not see this if you are not logged as editor [hide 4]<br />
[hide 5] You will not see this if you are not logged as administrator [hide 5]</p>
<p>Fancy example:</p>
<p>[hide 1] You will see this if you are logged as subscriber [hide 5], but you will not see this if you are not logged as administrator [hide 5][hide 1]</p>
<p><strong>Download the plug-in from <a href="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/wordpress-plugins/showcontent_by_userlevel.zip">here</a></strong></p>
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		<title>Piccoli cubi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 08:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho scoperto questo video pochi giorni prima di partire per Singapore, in un momento particolarmente prenostalgico: è poesia pura e mi fa commuovere ogni volta che lo guardo. La storia è quella di ognuno di noi, dei nostri nonni, dei nostri genitori e, perché no, dei nostri figli. E non c&#8217;e bisogno di inventare nessuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scoperto questo video pochi giorni prima di partire per Singapore, in un momento particolarmente prenostalgico: è poesia pura e mi fa commuovere ogni volta che lo guardo. La storia è quella di ognuno di noi, dei nostri nonni, dei nostri genitori e, perché no, dei nostri figli. E non c&#8217;e bisogno di inventare nessuna tecnologia superavanzata, ma anche una pipa (la cosiddetta &#8220;pipa mentale&#8221;) può essere una macchina perfetta per iniziare un meraviglioso viaggio nel tempo. Non voglio aggiungere altre parole&#8230;</p>
<p><iframe src="http://www.nicholascaporusso.com/player.php?file=La_maison.mp4&#038;height=350&#038;width=500" style="border: 0px none ; width: 500px; height: 350px" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Intervalli e temporali</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 02:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante una notte insonne a causa di un temporale torrenziale a Singapore ho aggiornato la mia pagina personale sul sito dell&#8217;IMT e nell&#8217;area accademica, inserendo le ultime pubblicazioni e i dettagli relativi alla mia attuale occupazione. L&#8217;immagine mostra l&#8217;edificio in cui si trova il mio laboratorio. È composto da tre torri (che fa molto &#8220;Signore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Fusionopolis" src="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/2009/250px-Fusionopolis_phase1_artist.jpg" alt="Fusionopolis" width="250" height="361" /></p>
<p>Durante una notte insonne a causa di un temporale torrenziale a Singapore ho aggiornato <a title="La pagina personale di Nicholas Caporusso sul sito dell'IMT" href="http://www.imtlucca.it/nicholas.caporusso" target="_blank">la mia pagina personale sul sito dell&#8217;IMT</a> e nell&#8217;<a title="Academic pages" href="http://nicholascaporusso.com/academic-pages" target="_blank">area accademica</a>, inserendo le ultime pubblicazioni e i dettagli relativi alla mia attuale occupazione. L&#8217;immagine mostra <a title="Fusionopolis" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fusionopolis" target="_blank">l&#8217;edificio in cui si trova il mio laboratorio</a>. È composto da tre torri (che fa molto &#8220;Signore degli anelli&#8221; featuring Fibonacci): la torre sud, dove ci sono Brahim e Fabien, la torre nord, dove ci sono io, e la torre 3 (non mostrata in figura), che è ancora in attesa che la terra diventi un tripolo per avere un nome. Forse il <a title="Teorie apocalittiche sul 21 dicembre 2012" href="http://it.wikipedia.org/wiki/21_dicembre_2012" target="_blank">2012</a> potrà risolvere il problema. Ci tengo a precisare che nelle torri nord e in quella sud non ci siamo solo noi tre: sono abbastanza alte (25 piani) e larghe da ospitare molto altro ancora.</p>
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		<title>Go back n&#8217;&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 16:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dato che parte da solo, buon ascolto, innanzitutto.

Finalmente un mio brano. Dopo anni, la MIA musica torna su queste pagine. E lo fa con un pezzo chiamato “Go back, n’&#8230;” anche se probabilmente non è quello che molti si aspettavano (una distruzione totale di chitarre distorte e di urla sfrenate). Lo confesso: sono orgoglioso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dato che parte da solo, buon ascolto, innanzitutto.<br />
<iframe src="http://www.nicholascaporusso.com/player.php?file=Go_back_n.mp3&#038;height=20&#038;width=328" style="border: 0px none ; width: 100%; height: 20px" scrolling="no"></iframe><br />
Finalmente un mio brano. Dopo anni, la MIA musica torna su queste pagine. E lo fa con un pezzo chiamato “Go back, n’&#8230;” anche se probabilmente non è quello che molti si aspettavano (una distruzione totale di chitarre distorte e di urla sfrenate). Lo confesso: sono orgoglioso di questa manifestazione del fatto che non sono io a scegliere la musica, ma lei a scegliere i tempi e i modi in cui venirmi a trovare.</p>
<p>Ma passiamo a Lui. Questo titolo può avere tante interpretazioni, perchè si riferisce a diversi aspetti della mia vita. Innanzitutto, il suo nome trae origine dal gergo usato nel linguaggio delle reti: &#8220;GO BACK N&#8221; è una strategia comunemente utilizzata nelle trasmissioni TCP per ovviare alla perdita di parti di messaggi. Ogni volta che il destinatario non riceve tutti i dati, la fonte di una sequenza di informazioni richiede di ripetere la trasmissione dal punto in cui ha iniziato a perdere il contenuto, anche quando ne manca solo una piccola parte e tutto il resto è stato ricevuto. Un po&#8217; come se uno studente chiedesse al Professore di ripetere tutta una lezione sugli integrali perchè non ha capito quello strano simbolo a forma di S e da quel punto in poi non è riuscito a seguire nulla. Questo meccanismo viene messo in pratica automaticamente dal nostro pc, senza che noi ce ne accorgiamo: il mittente ripete la trasmissione uguale e identica, fino a quando il destinatario non riceve tutto. Un po&#8217; come se il Professore, pazientemente, tornasse indietro di N parole, e ripetesse pedissequamente tutto quanto.<br />
La differenza è che, a differenza delle macchine, quando gli uomini devono tornare indietro di N passi, non si tratta solo di recuperare e di ripresentare le stesse informazioni. Ricominciare non significa replicare, ma ri-produrre, nel senso di creare nuovamente.<br />
In fondo, ogni volta che torniamo indietro ci viene data la possibilità di scegliere nuovamente il nostro futuro e di cambiarlo. D&#8217;altra parte, quando perdiamo frammenti di ciò che di positivo abbiamo creato, sarà estremamente difficile ricostruire l&#8217;intero come prima. Ciò è estremamente triste: in fondo, N rappresenta la quantità di vita che perdiamo, giorno per giorno.</p>
<p>Da questo punto di vista, è drammatico che N sia anche l&#8217;iniziale del mio nome. Per questo ho deciso di mettere la virgola. Ma &#8220;Go back, N&#8221; suona quasi come un ordine. E chi mi conosce bene sa che la mia apatia per l&#8217;obbligo è totale, da quando le regole mi sono state imposte con violenza, sbattutemi in testa dalla maestra delle elementari (si trattava di una scatola di regoli, appunto).</p>
<p>Invece, questo brano vuol essere un invito alla rinascita, un&#8217;esortazione a rilassarsi, tornare indietro, respirare, e ricominciare da capo, sorridendo al futuro e alla vita.</p>
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		<title>Buon 2oo9!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 12:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="attachment wp-att-776 centered" src="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/2009/01/ex.jpg" alt="Buon anno!" width="460" height="345" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Welcom</title>
		<link>http://www.nicholascaporusso.com/welcom/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 13:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>

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		<description><![CDATA[Ne cuor dell forest d mercadant, a poch chilometr d Cassan Murg, i provinci d Bar, c s imbatt i u ristorant-ba-pizzeri ch oltr a esser perennement chius pe ristrutturazion h u&#8217;altr interessant caratteristic. A su ingress, u mosaic augur i benvenut agl avventor.
Tutto sommato, non importa come venga detto o scritto, quello che conta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/other/images/wm_welcom.jpg" /></p>
<p>Ne cuor dell forest d mercadant, a poch chilometr d Cassan Murg, i provinci d Bar, c s imbatt i u ristorant-ba-pizzeri ch oltr a esser perennement chius pe ristrutturazion h u&#8217;altr interessant caratteristic. A su ingress, u mosaic augur i benvenut agl avventor.</p>
<p>Tutto sommato, non importa come venga detto o scritto, quello che conta è che ognuno si senta un po&#8217; a cas.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;altra faccia di Taiwan</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 08:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[In Taiwan ho assistito anche al campionario di “mostri” più orripilante che abbia mai visto. E non intendo usare la parola in senso dispregiativo, ovviamente; però non so come altro descrivere i volti sfigurati che ho incontrato, a volte, per strada. In Italia o nei paesi che ho visitato (per quanto pochi), non ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/2008/10/face1.jpg" alt="face1" width="420" height="485" class="attachment wp-att-758 " /></p>
<p>In Taiwan ho assistito anche al campionario di “mostri” più orripilante che abbia mai visto. E non intendo usare la parola in senso dispregiativo, ovviamente; però non so come altro descrivere i volti sfigurati che ho incontrato, a volte, per strada. In Italia o nei paesi che ho visitato (per quanto pochi), non ho mai visto una tale quantità e qualità di deformità fisiche come in questo posto. Non parlo di semplici handicap, o di una bruttezza fuori dal comune, ma di vere e proprie mutazioni genetiche. Non so come altro definire una distanza così grande dalla “normalità”. Volti che avrei dovuto includere nella categoria “facce da Taiwan”, perché caratterizzati da una serie di modificazioni lontane da ogni immaginazione. Tuttavia, non avrei mai osato fotografare esseri straordinariamente brutti e per questo, tristemente affascinanti, con il rischio di ricavarne una sorta di Circo di Barnum. Mi limiterò a parlare di facce ricoperte da enormi bolle di carne, spuntate ovunque e aventi lo stesso aspetto di funghi. Volti orripilanti in maniera indescrivibile, per cui l’unico aggettivo che mi viene in mente è “sciolti”. Facce la cui pelle sembra essere colata come cera: la carne sembra appesa al viso, brandelli di pelle (presumibilmente palpebre) scendono dagli occhi fino al petto, lobi che pendono poggiati sulle spalle, guance, naso  e mento che hanno l’aspetto di lunghe trecce e glabri arrivano fino all’alteza della pancia. In un mercato ho visto un uomo con un occhio normale e l’altro enorme, grande come una noce di cocco; a Taichung ce n’era uno che aveva il corpo costellato di escrescenze marsupiali; sulla metro di Taipei invece ne ho visto uno con denti e gengive enormi che fuoriuscivano di centimetri dalla bocca (per dare un’idea, era molto simile all’episodio de “I nuovi mostri” in cui Alberto Sordi recita nel ruolo del giornalista). Ne ho visto un altro con le orecchie attaccate al naso al posto delle guance e un altro con Immagini “straordinarie”, nell’aspetto più strettamente etimologico della parola. Quello che mi ha colpito di più è stato il volto di un uomo per metà normale, e per metà gonfio e floscio: la variante &#8220;ripiena&#8221; delle facce sciolte. In questo caso il turgore impediva alla pelle di colase del tutto, ma la faceva rimanere attaccata al resto della faccia. Il moto conferiva alla carne un aspetto ondulante e gelatinoso.Stavo inquadrando una bancarella quando l&#8217;obiettivo della videocamera l&#8217;ha intercettato. Senza nemmeno accorgermene, mi sono rifiutato di scattare.. La mia galleria di immagini di taipei sarebbe diventata una esposizione di cattivo gusto e il solo pensiero del disagio che avrei potuto creare nel fotografare quei volti mi sembrava un&#8217;offesa sufficiente a farmi desistere dall&#8217;idea. Talvolta invece qui il brutto, il deforme e lo storpio vengono strumentalizzati per la vendita di oggetti portafortuna, biglietti della lotteria in primis. Come a dire: ho sono un concentrato di regia, perciò il culo che non ho avuto io, in qualche modo deve capitare a qualcun altro. La strategia funziona: la maggior parte delle carrozzine sono equipaggiate con un tavolino su cui campeggiamo biglietti della lotteria, schede del lotto, numeri fortunati. Anche questo è di cattivo gusto, ma aiuta la gente a campare, e allora va bene così.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Eremita</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 07:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[È un po&#8217; che non pubblico una poesia, anche perché durante il mio viaggio gli aggiornamenti sui miei spostamenti hanno avuto la precedenza sul resto per tranquillizzare quanti si preoccupavano per la mia sorte. Per questo motivo la prima poesia dopo il mio ritorno è in qualche modo a tema. Forse lascia trasparire un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un po&#8217; che non pubblico una poesia, anche perché durante il mio viaggio gli aggiornamenti sui miei spostamenti hanno avuto la precedenza sul resto per tranquillizzare quanti si preoccupavano per la mia sorte. Per questo motivo la prima poesia dopo il mio ritorno è in qualche modo a tema. Forse lascia trasparire un po&#8217; troppo l&#8217;amarezza di chi si sente talvolta spaesato tra una cultura diversa e una lingua che suona così come si legge: incomprensibile. Ma mi auguro che gli ultimi versi chiariscano il vero intento di esprimere quanto l&#8217;immaginazione e il viaggio siano intimamente collegati da una relazione in cui la fantasia è padrona assoluta di realizzare un&#8217;onirica stretta di mano tra un giovane esploratore e un viaggiatore consumato.</p>
<blockquote><p><em><br />
Eremita,<br />
ché ogni viaggio è una nuova cicatrice in cielo,<br />
un capolinea in meno,<br />
il vecchio che mi guarda spaventato<br />
dallo specchio fatto a pezzi dalla vita,<br />
sette anni capitano di ventura sparpagliato,<br />
semi al vento sulle sponde ad est del Nilo. </em></p>
<p><em>Eremita,<br />
non ricordo più il mio nome:<br />
forse è questa scritta incisa,<br />
la ferita più profonda dentro il legno d&#8217;una sedia<br />
quando il sangue basta per un nuovo viaggio appena. </em></p>
<p><em>Eremita,<br />
Nella mente ho già il biglietto.<br />
Quasi esplodo per alzarmi ma<br />
so che posso farne a meno:<br />
già nello spazio, l&#8217;orizzonte della mente,<br />
che raccoglie un mondo intero. </em></p>
<p><em>Anche se viaggio in sogno è emozione senza meta.</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Mouth box</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 17:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa parete mangialettere nasconde chissà quanti segreti oltre le sue labbra: cosa avviene alle lettere una volta fagocitate? Vengono metabolizzate dalla parete? Finiscono per terra su cumuli di altre lettere come montagne di escrementi? Si perdono nel vuoto o nel buio. Oppure vengono raccolte in un cesto o prelevate dalle mani di qualcuno? Chi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.nicholascaporusso.com/uploads/other/images/wm_mouth_box.jpg" alt="x" /></p>
<p>Questa parete mangialettere nasconde chissà quanti segreti oltre le sue labbra: cosa avviene alle lettere una volta fagocitate? Vengono metabolizzate dalla parete? Finiscono per terra su cumuli di altre lettere come montagne di escrementi? Si perdono nel vuoto o nel buio. Oppure vengono raccolte in un cesto o prelevate dalle mani di qualcuno? Chi non ha mai desiderato una cassetta mangialettere in grado di bestemmiare contro il postino per una missiva in ritardo o una tassa da pagare?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nicholascaporusso.com/mouth-box/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Taipei uno, nessuno, centouno</title>
		<link>http://www.nicholascaporusso.com/taipei-uno-nessuno-centouno/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 07:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicholasCaporusso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Taipei 101 non si vede da tutta la città, al contrario di quanto mi sarei aspettato. La capitale è così grande che uno dei grattacieli più alti del mondo scompare nella nebbia e nello smog e nemmeno un binocolo basta a farne comparire la sagoma. Ma anche se Taipei fosse più piccola, il profilo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="attachment wp-att-760" src="http://www.nicholascaporusso.com/blog/wp-content/uploads/2008/10/taiwan_taipei-101.jpg" alt="taiwan_taipei-101" width="420" height="310" /></p>
<p>Il Taipei 101 non si vede da tutta la città, al contrario di quanto mi sarei aspettato. La capitale è così grande che uno dei grattacieli più alti del mondo scompare nella nebbia e nello smog e nemmeno un binocolo basta a farne comparire la sagoma. Ma anche se Taipei fosse più piccola, il profilo del 101 building faticherebbe non poco a fare capolino tra i tanti palazzoni che fioriscono nelle aiuole di cemento tra i bulevard che si snodano incrociandosi lungo tutta la metropoli, dai quartieri più poveri ai bassifondi dell&#8217;alta finanza Taiwanese. Non so quanto il Taipei 101 valga realmente di essere visitato: per metà è praticamente inaccessibile al pubblico. Infatti uno scimmione rigorosamente di colore (nessuna offesa per i Watussi, ma la precisazione è necessaria, dato che non è facile immaginare uno scimmione taiwanese, considerando la statura media della gente del posto) gentilmente sbarra la strada agli estranei con un deciso &#8220;Hello, sir, what can I do for you?&#8221;, che suona come un &#8220;o te ne vai o ti mostro what can i do from you&#8221;. Preferisco allontanarmi prima di essere cacciato piuttosto che provare ad entrare ed essere ridotto a cacciatorino. Allora da quella eclissi umana spunta un sorriso che mi indica la metà accessibile del Taipei 101. Superata una caffetteria italiana da cui bevo con gli occhi un caffè macchiato (il mio palato decide che sarebbe troppo salato per il mio portafoglio), raggiungo l&#8217;ingresso per i comuni mortali. Scopro che solo ad alcuni esseri è consentito salire oltre l&#8217;80simo piano. Probabilmente si tratta di mutanti dotati di branchie e di altri organi capaci di adattarsi alle condizioni di rarefazione dell&#8217;ossigeno. Per gli umani con dotazioni pneumatiche standard (trachea a selezione manuale e polmoni tricamerali accoppiati), pare che livelli di pressione troppo bassi, uniti al potere meccanico dei piantoni creino tumefazioni e traumi di vario genere. Insomma, la giungla, sia essa di cellulosa o di cemento, nasconde sempre insidie. A conferma di ciò, l&#8217;interno del Taipei rivela al grande pubblico la sua subdola natura di insipido mall da aeroporto qualsiasi pieno di boutiqualunquismi che vendono oggetti copiati e incollati da Harrods agli stessi prezzi di due duty free sommati alle tasse di tre paesi messe in serie. A parte i negozi, che sembrano tanti maestosi schizzi di pipì con cui i soliti stilisti noti marchiano il territorio, l&#8217;interno è deludente: si intravede ben poco della mirabolante struttura, un vero capolavoro di ingegneria e architettura. Nei miei occhi, fa capolino giusto qualche trave che si perde nelle pajette riflesse negli occhi degli altri. Ad ogni piano, un pannello riporta le tavole dei dieci comandamenti dello shopping: non avrai altro D&amp;G all&#8217;infuori di me, non pronunciare invano il nome di Valentino, ricordati di santificare le Fendi, onora il Prada e l&#8217;Armani, non Guccidere, non commettere atti Hilfiger, non Rubenstein, non pronunciare falsa fragranza Chanel, non desiderare la donna d&#8217;Armani, non desiderare la roba di Ferrè. Mentre provo un saliscendi sulle parabole delle scale mobili mi rendo conto che la mia delusione è, come dire, biblica. Esco dopo dieci minuti netti da quella basilica del retail lasciando negli appositi spazi riservati ai non stilisti la mia impronta personale, a ricordo immemore (almeno fino allo sciacquone) della mia disapprovazione. Il momento, per quanto breve, è appagante: mi consacra ad imperitura memoria nell&#8217;olimpo dello shopping. Il mio miserabile tentativo di scalata sociale viene schiacciato dall&#8217;imponente immagine dell&#8217;UNOZEROUNO: quando lo si guarda dal basso ci si rende conto di quanto sia davvero imponente. Si ha l&#8217;impressione di guardare sotto la gonna di una spilungona grazie all&#8217;illusione ottica che fa sembrare che i piani più alti siano più larghi della base, come se l&#8217;edificio fosse la punta di una freccia scagliata da un alieno e conficcatasi nel terreno. Credo che l&#8217;unico scopo di una visita al Taipei 101 è quello di poter dire &#8220;ci sono stato anche io&#8221;. Niente di più, sinceramente. Decisamente deluso, lancio un&#8217;ultima occhiata sotto le falde alla monogamba e penso &#8220;sarà, ma non mi basta&#8221;. Mentre mi allontano, mi perdo nei pensieri fino a quando la sagoma del palazzone non si mimetizza nell&#8217;anonimato dei centomila grattacieli, tornando da 101 a nessuno. Ma a che penso di così tanto importante da oscurare l&#8217;edificio più alto del mondo? Rifletto sul fatto che, al contrario di ciò che avviene nel resto del mondo, in Italia la costruzione di opere imponenti si è fermata. Negli altri paesi gli ingegneri abbacano nel cielo piramidi di biglie di vetro, i geometri proiettano spirali di travertino e pan di spagna, gli architetti cotonano le vette di colossi di filo di scozia e rattan, gli scienziati delle costruzioni miscelano malta e gelato al puffo, ottenendone mausolei dalle sembianze di Gargamella. In Italia invece tutto è fermo, sia le grandi opere che le opere grandi. Per quanto un palazzone mastodontico possa suscitare un po&#8217; di risentimento, rimane un&#8217;espressione dell&#8217;ingegno umano. E in questo momento non stiamo facendo niente per lasciarne memoria. ..Meglio così?</p>
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