La notte

Preferisco vivere il giorno, piuttosto che la notte, ma non posso nascondermi che dopo il tramonto si risveglia qualcosa dentro, una specie di demone (nell’accezione arcaica del termine) che metabolizza il buio, plasmandone sempre qualcosa di nuovo: credo che un po’ come il riposo può servire a fare ordine nel cervello, lo scopo della notte sia di rassettare il giorno. “La notte” è stata scritta nel 2000 ed è stata pubblicata, nel corso degli anni, da numerose riviste, digitali e non. In un paio di occasioni è stata associata (immeritatamente) al dipinto “Notte stellata” di Vincent Van Gogh.
Ero più giovane,
temevo la sera:
la notte è tutta angoscia che tramonta.
Odiavo l’inverno,
scure d’acciaio, di freddo
tra i vestiti, sulla pelle, nelle ossa.
Ignoravo i suoi colori
ciechi, scuri, abbaglianti, colori
nella notte e nel buio, i suoi colori.La notte vive nel disordine
il caos ricrea ogni cosa
ché nulla si rigenera senza fermento.
L’alcol, aghi di pino in gola
restava appeso e lucido
faceva un po’ più male.Temevo le sue ombre:
i gatti si aggirano di notte,
i gatti graffiano le sue pareti.
Non ricordavo l’alba,
sfida tra me e la luna:
addormentarsi, cedere, restare al suo svanire.Ero sordo al blues, al rock n’ roll,
sordo alle urla, alle chitarre e ai muti,
sinfonia e piacere che solo quando è notte distorce il suo delirio.Odiavo me stesso,
schivavo le donne,
chè della notte nulla assaporavo:
perdevo tutto ciò che ora amo.
Da ascoltare (con le dovute precauzioni): Jovanotti - “Gente della notte“
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